Dacia Maraini e gli animali con l’anima: sono i nostri fratelli

Dacia Maraini e gli animali con l’anima: sono i nostri fratelli


Thomas Mann era legatissimo al suo mezzo bracco Bauschan «che mai ha raggiunto una lepre e mai l’acchiapperà» ma gli metteva buonumore scombinandogli le giornate; Lord Byron pianse in un celebre epitaffio («Qui sono i resti di colui che possedette bellezza senza vanità, forza senza insolenza, coraggio senza ferocia e tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi») il suo terranova Boatswain; Jorge Luis Borges dedicò al suo Beppo, libero e sfacciato come tutti i gatti («La tua schiena accondiscende/ alla carezza persistente della mia mano ») dei versi di devoto rispetto: «Ti cerchiamo invano;/ più remoto del Gange e dell’Occidente,/ il tempo è tuo, tutto, e il tuo segreto...». E Palocco, il boxer tigrato «infantile, goffo, capriccioso e vanesio» che «sapeva di essere bello e la gente si fermava per strada per carezzarlo» ma aveva qualcosa che non andava nel cervello e lei e Alberto Moravia furono costretti per la sua aggressività a darlo a un vicino di Ischia che per difendere i suoi polli dalle volpi aveva bisogno di un «cane cattivo». E Carbone, il «gatto nero come una notte senza stelle, acciuffato al volo in mezzo a un mucchio di immondizie» che «aveva un collo striminzito da gallina, quando l’ho tirato su dal cassonetto, il muso tirato, le orecchie a sventola e una coda unta e attorcigliata da topo» ma diventò un «guappo senza paura di nulla e di nessuno» che, «nell’intimo della sua anima, si credeva una pantera».

Author: GIAN ANTONIO STELLA


Published at: 2026-01-11 06:17:44

Still want to read the full version? Full article