Nel 2003, un anno prima di morire, Susan Sontag pubblicava un saggio destinato a diventare il cardine di ogni riflessione futura sul racconto dei conflitti, “Davanti al dolore degli altri”, che ragionava sulla fotografia di guerra e sul suo effetto su di “noi”, gli spettatori-voyeur. Ci sono temi e luoghi che, inevitabilmente, ricorrono e s’inseguono: la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina, le rotte di migrazione, Israele e Palestina e, nel retroterra, la guerra rimossa per eccellenza, l’ex Jugoslavia. Due punti importanti su cui, più o meno, tornano tutti: «La soglia entro la quale le immagini ci informano viene saturata molto presto e tutto quello che ci arriva addosso da lì in avanti non fa che indebolire la nostra capacità intellettiva, il nostro discernimento, in favore dello sconcerto e dell’emotività.
Author: repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Published at: 2026-04-03 10:28:56
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