L’Italia lo ha fatto sabato con il suo ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, per decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri, Antonio Tajani: in questo caso però il richiamo dell’ambasciatore è stato usato in modo del tutto irrituale, per protestare contro la decisione di un tribunale svizzero di scarcerare Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana in cui è avvenuto il grave incendio di Capodanno che ha ucciso 40 persone. I due esponenti del M5S erano Luigi Di Maio, che era vicepresidente del Consiglio, e Alessandro Di Battista, che non aveva ruoli di governo ma era uno dei dirigenti del partito più in vista: l’obiettivo dell’incontro era sondare la possibilità di un’alleanza a livello europeo in vista delle elezioni di quell’anno (nonostante i gilet gialli non fossero un movimento organizzato in un partito). Da questi esempi si capisce bene quanto sia lontano dalle consuetudini diplomatiche il modo in cui il governo italiano ha usato il richiamo dell’ambasciatore in Svizzera: non per chiedere qualcosa al governo svizzero, ma piuttosto per «rappresentare viva indignazione» alla procuratrice generale del Canton Vallese, che sta indagando sull’incendio di Capodanno, e per protestare contro il tribunale che ha permesso la scarcerazione del proprietario del locale.
Published at: 2026-01-25 17:29:28
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