Per anni alcuni giornalisti hanno raccontato l’evoluzione delle forze dell’ordine statunitensi – l’uso di armi e mezzi da guerra, il perimetro sempre più ampio della loro capacità d’intervento, la crescente impunità – non solo per denunciare gli effetti nell’immediato sulle persone prese di mira ma anche per avvertire di potenziali scenari futuri, in cui un governo con tendenze autoritarie avrebbe potuto usare un apparato del genere per reprimere il dissenso interno. Uno di quei giornalisti è Radley Balko, che in Rise of the warrior cop (L’ascesa del poliziotto guerriero, 2013) ha ricostruito il processo che ha portato la polizia americana a somigliare sempre di più, per mezzi e mentalità, a un esercito domestico. L’amministrazione Bush ha imposto di raddoppiare gli organici della polizia di frontiera, e la corsa alle assunzioni ha portato nei vari dipartimenti molti reduci dell’Iraq e dell’Afghanistan: persone formate a vedere il territorio come zona ostile, a individuare minacce, a muoversi in assetto militare.
Author: Internazionale
Published at: 2026-01-19 12:15:10
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