Trump e i suoi inviati ripetono il mantra presidenziale del successo a portata di mano per il famoso piano in venti punti, realizzabile però soltanto se il Cremlino lo approverà, il che non risulta; Zelensky, che ha capito quanto sia smisurato l'ego di Trump, recita diligente la parte dell'entusiasta e grato sostenitore del suo piano, salvo continuare a ricordare (giustamente) che Putin non vuole la pace, ma solo imporre le sue pretese inaccettabili per continuare la guerra; e Putin prosegue nella sua tattica di guadagnare tempo, approfittando di un Trump che gli consente questo e altro: i negoziatori vengono istruiti a parlare il più a lungo possibile, senza mai mostrare la minima disponibilità a cedere su nulla e pretendendo che gli ucraini invece lo facciano su tutto. Lo scopo delle prime è imporre la massima pressione possibile agli stremati ma indomiti cittadini ucraini, infliggendo loro terrore, lutti e gelo; quello delle seconde è diffondere una falsa retorica di disponibilità alla pace per assecondare Trump, fermo restando però che "pace in Ucraina" per Putin significa imporre le pretese russe senza nulla concedere: il che porta all'ovvia impossibilità di applicare qualsiasi piano di pace che da queste si distinguano, con il corollario deciso in anticipo dal Cremlino di attribuirne falsamente la colpa ad altri. Dal lato politico, Putin sembra dunque motivato a continuare la guerra fino a una vittoria che non arriva mai, mentre da quello economico è ormai preda delle sue stesse scelte: un'economia russa drogata da una crescita legata alla produzione bellica che non può essere fermata, pena il rischio di recessione e conseguenti problemi sociali.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Roberto Fabbri)
Published at: 2025-12-28 04:00:03
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