A piazzare l’ordigno sotto l’auto di Sigfrido Ranucci davanti alla sua abitazione di Pomezia lo scorso 16 ottobre sarebbe stata la camorra per una vicenda legata a un traffico d’armi a Rovigo che avrebbe spinto la Dda di Venezia e il Gico ad aprire un fascicolo correlato. Proprio in quella circostanza sarebbero state trovate due casse di legno con due mitragliatrici da guerra M2 calibro 50 realizzate dalla Oto Melara, azienda controllata da Leonardo - armi potentissime che possono colpire fino a 6 km di distanza - che avrebbero dovuto essere in dotazione a due motovedette Interceptor destinate alla Royal Police dell’Oman in una commessa del 2019, rimaste a lungo (da febbraio a maggio dell’anno scorso) presso la Banchina Eredi Grandi Venerino a Porto Viro prima di essere trasferite a Chioggia e poi a Genova ma senza le due potenti armi, rispedite in cantiere in due casse di legno targate «Leonardo», indirizzate all’ex project manager Alessandro Duò, la cui famiglia era proprietaria dei cantieri prima dell’arrivo di Cavazzana. Tuccillo sarebbe stato invitato tramite una pec di Cavazzana a lasciare l’azienda già il giorno dopo l’attentato a Ranucci, una lettera anonima recapitata a Report avrebbe confermato il possibile collegamento tra le due vicende, anche perché il ritrovamento delle armi è avvenuto esattamente all’arrivo della troupe di Report, annunciato ai dipendenti da almeno una settimana.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Felice Manti)
Published at: 2026-01-10 16:15:12
Still want to read the full version? Full article