Da settimane l'ayatollah, custode da 37 anni della Rivoluzione islamica khomeinista che non lascia il Paese dal 1989, avrebbe preparato piani di emergenza in caso di sua uccisione; come varie istruzioni per un passaggio di testimone anche per l'aggravarsi degli acciacchi dovuti all'età e agli scampati attentati, vedi la parziale paralisi al braccio destro dovuta a un ordigno nascosto in un registratore a cassette esploso davanti a lui mentre teneva un discorso alla moschea Abuzar di Teheran, nel 1981, poco prima di diventare presidente. Pur con avversari interni, Larijani, oggi 67enne già leader del dietro le quinte - ha gestito la recente repressione supervisionando i negoziati con gli Stati Uniti sul nucleare e il dialogo con gli alleati arabi e con Mosca e Pechino - è in cima alla lista di quello che potrebbe essere anche un triumvirato, con altrettanto protagonista il figlio secondogenito di Khamenei, Mojtaba. Il "letterato" che scriveva poesie, diventato ayatollah in una notte senza avere neppure i pieni titoli ma in nome di quella che definito sempre "una sovranità nazionale autentica per cui una nazione deve essere pronta a pagare un prezzo", ha ammesso sangue, violenza e posto ostacoli anche a briciole di riforme liberali in casa, fino a veder crollare la fiducia in una classe dirigente giuridico-religiosa sciita al governo con equilibri quasi unici, che lui ha contribuito a plasmare; basando la Costituzione post Rivoluzione khomeinista nel 1979 sulla teoria del giureconsulto, dove organi ad avallo religioso dovrebbero condividere il potere con altri, figli di regolari elezioni.
Author: redazione@ilgiornale-web.it (Francesco De Remigis)
Published at: 2026-03-01 11:00:03
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