E tra le “passeggiate” parigine celebri, quelle che sfondano il teatro di posa del cinema di papà, tra Fino all’ultimo respiro e I Quattrocento colpi, giova ricordare che in mezzo, addirittura sopra, anzi proprio più in alto, c’è stata quella femminile (dietro la macchina da presa e davanti con la spesso dimenticata ma splendida Corinne Marchand), inquieta e poetica, quasi magica della Varda con Cléo dalle 5 alle 7 (1962). Autoritratti, tanti gatti, nudi in mezzo alla spiaggia, foto di scena dai suoi film, scavalcamenti di campo a rivelare i suoi set: l’occhio di Varda, e sulla Varda, sorprende e si fa sorprendere nella galleria sotterranea bolognese, infilandosi nei cunicoli di una creazione ibrida, dagli scarti dolci ma radicali, per una carriera cinquantennale e regolarmente imprevedibile, timidamente autobiografica (Daguerréotypes, Les plages d’Agnès), puramente finzionale (Senza tetto né legge), totalmente sperimentale (Salut les cubains). Le pointe courte è la storia della crisi di una coppia (lui è Philippe Noiret) depositata e sviluppata nel quartiere di Sète in Occitania (luogo in cui la Varda da ragazzina si era trasferita coi genitori come profughi di guerra), in mezzo a veri pescatori in lotta contro le loro difficili condizioni di vita.
Author: Davide Turrini
Published at: 2026-03-22 09:14:00
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